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Cosa racconta
“Sguardi Nascosti” è il titolo che ho voluto dare al progetto ideato e realizzato per la sensibilizzazione sulla violenza contro le donne. Trenta sono le donne che hanno posato durante la giornata dedicata, 30 storie diverse.
Tra di loro c'è chi ha subito violenza, chi guarda impotente amiche trascinate a fondo, chi sta ancora lottando per farsi sentire, chi ha vinto la propria battaglia e chi è molto sensibile al tema.
Dai 18 ai 70 anni, da Germignaga e Luino, alcune di loro hanno anche guidato più di 2 ore per esserci.
È stata una giornata carica e pesante a livello emotivo, dove abbiamo respirato coesione, vicinanza e sostegno. Parlo al plurale perché insieme a me quel giorno c'erano Giorgia, Angela e Alessandra, che mi hanno aiutata nella realizzazione di questo meraviglioso progetto.
Le fotografie sono state realizzate tutte sullo stesso set, con un'illuminazione caravaggesca per sottolineare la drammaticità intrinseca. Ogni donna poteva scegliere un fiore realizzato a mano dall'artista veronese Alessandra Fasani, che è venuta di persona a portare le sue opere d'arte coprotagoniste del progetto. Ho scelto i suoi fiori non solo per la loro bellezza, ma anche per il criterio con cui sono realizzati: prodotti con sete di recupero, scarti, avanzi, foulard rovinati e persino cravatte. Tutti pezzi di stoffa “dimenticati” o “rovinati” a cui viene data nuova vita.
Ecco, questo è il concetto che ho voluto portare anche nelle fotografie: meritiamo tutte una seconda possibilità, per rinascere più forti di prima, portandoci dietro la consapevolezza delle ferite e costruendoci una nuova strada e una nuova vita. Scelto il proprio fiore, queste donne si sono sedute davanti a me, si sono tolte la maglietta e hanno posato.
Potrei perdermi in pagine e pagine parlandovi dei loro sguardi, ma lascerò che siate voi a indagare, che vediate ciò di cui avete bisogno.
Questo è il ruolo di questo progetto: per chi ha posato è stato “terapeutico”, per chi guarda, vedrà ciò che ha bisogno di vedere. Il progetto si chiama “Sguardi Nascosti” perché alcuni sguardi sono davvero nascosti nella fotografia, mentre altri arrivano come una lama al cuore. Ma vi assicuro che quegli sguardi non si vedono tutti i giorni. Ho fotografato persone che incontro davvero ogni giorno, ma quello sguardo lì, non lo mostrano mai.
La mia formazione artistica
(testo di Giorgia Quadri)
Raffaella G. Fidanza nasce a Lugano nel 1984. Fotografa di professione, ha fatto della propria arte una battaglia a favore dei diritti delle donne, utilizzando la fotografia come strumento di indagine sociale ed espressione personale.
La sua formazione si arricchisce con esperienze in Italia ed Europa: dalla Semiologia Estetica presso il Nuovo Istituto di Design di Perugia (2006), alla Fotografia analogica in Croazia (2008), fino ai corsi di ritratto con Valentina Cusano (2012), Ritratto Fine Art con Magdalena Parkowska a Milano (2023)e di New Born e Maternity con Elena Givone presso IIF (2023).
Nel 2017 apre il proprio studio a Germignaga con l'architetto Elisa Corbellini, dedicandosi al racconto delle vite attraverso progetti di newborn, maternity, ritratti di famiglia, lifestyle e fotografia d’interni.
Parallelamente porta avanti un percorso artistico che la vede protagonista in diverse esposizioni, personali e collettive, a partire dal 2009 con una mostra collettiva dei progetti realizzati con Robert Marnika fino a mostre come Connessioni Corporee (Palazzo Verbania, Luino, 2010), Ombre piccanti (Galleria Surimono, 2010), Io sono questo fiore (Palazzo delle Stelline, Milano, 2011), Mondi paralleli (Fondazione Montevecchia, Samarate, 2012), Domina donna (ExpArt Bibbiena, Arezzo, 2016) e la serie di installazioni Road to joy alla Colonia Elioterapica di Germignaga (2016-2018).
Dal 2016 al 2020 ha collaborato con l’associazione No Violenza Donna, guidata da Roberta Donati, presentando le sue opere all’interno di serate informative e di sostegno dedicate alla tutela dei diritti delle donne.
Negli ultimi anni ha sviluppato progetti di forte impegno civile e sociale:
● OLTRE (il diritto della donna di essere protagonista della propria vita)
● Il Peso dell’Ombra (la violenza psicologica, un tema spesso taciuto)
● IO SONO. QUESTO FIORE. (la resilienza di donne che hanno affrontato malattie, perdite o violenze)
● Profili dal Mondo (la bellezza del diverso, contro il razzismo e i pregiudizi)
● What do you think? (un invito a liberarsi dai giudizi e a vivere la propria autenticità).
Nel 2018 è stata inserita nel volume 100 donne che cambieranno l’Italia a cura di Marta Ajò, promosso dagli Stati Generali delle Donne, mentre nel 2024 i suoi lavori sono stati pubblicati sulla rivista Fifteen (n. 93, Psicografici Editori).
Il suo linguaggio fotografico nasce dall’ascolto: raccoglie testimonianze, segreti e confessioni intime per trasformarle in immagini che alternano ombre e luci, silenzi e colori.
La luce, per lei, non è soltanto un mezzo tecnico ma un atto d’amore: è la materia viva con cui modella le emozioni, svela le fragilità e restituisce dignità a chi posa davanti al suo obiettivo.
In ogni scatto ricerca quella scintilla capace di trasformare il dolore in bellezza, la vulnerabilità in forza, l’ombra in una nuova possibilità di rinascita.
Come scrive in Road to joy:
Questa è la storia di una donna o di tante donne messe insieme, che dall’ombra tornano alla luce, che dalla paura tornano alla gioia, che dal caos tornano alla calma.



